Attualità

Vita sulla Terra già 4,1 miliardi di anni fa

Scritto da Carlo Bellino

Martedì 1 marzo 2016

 

   

Una ricerca condotta dall’Università statunitense di Los Angeles ha rivelato che la vita sulla Terra potrebbe essersi formata molto velocemente, quindi esisteva già 4,1 miliardi di anni fa, ossia circa 300 milioni di anni prima di quanto si credesse in precedenza.

 

In pratica, i geochimici dell’università californiana hanno spostato indietro la nascita della vita sulla Terra a poche centinaia di milioni di anni dopo la creazione del nostro pianeta, che ha compiuto la propria genesi ben 4,5 miliardi di anni fa. La ricerca è arrivata a queste conclusioni grazie ad analisi chimiche e mineralogiche eseguite su cristalli di zircone.

 

La nuova ricerca suggerisce, inoltre, che la vita sul nostro pianeta potrebbe essere iniziata molto prima rispetto al periodo, circa 3,9 miliardi di anni fa, in cui l’intero sistema solare fu colpito internamente da una fittissima pioggia di meteoriti ed il cui risultato è visibile tuttora attraverso i caratteristici enormi crateri presenti sulla superficie lunare. E’ lecito supporre che, se a causa di questo bombardamento tutta la vita sulla Terra è scomparsa, deve però essere ricomparsa in seguito assai velocemente.

 

Attraverso il procedimento dell’uranio-piombo i ricercatori hanno esaminato più di 10mila frammenti di zircone provenienti da rocce magmatiche dell’Australia occidentale e databili a 4,1 miliardi di anni. Lo zircone è uno dei minerali più antichi presenti sulla Terra, alcuni cristalli risalgono infatti a ben 4,4 miliardi di anni fa, ed è anche in grado di racchiudere al suo interno e mantenere intatti per moltissimo tempo frammenti di altri materiali.

 

Il team di studio ha individuato in oltre 600 pezzi di questo minerale la presenza di macchie scure e 79 di questi cristalli sono stati poi analizzati con la spettroscopia Raman, un metodo particolare capace di rilevare in 3D la struttura molecolare e chimica di microrganismi antichi. Di fatto l’obiettivo era quello di trovare tracce di carbonio, il componente chiave della vita, ed in effetti uno dei due cristalli di zircone conteneva, in due posizioni diverse, della grafite, ossia minerale di carbonio puro. A questo punto i ricercatori sono arrivati alla conclusione che la grafite contenuta nel cristallo di zircone probabilmente risaliva a 4,1 miliardi di anni fa. Ciò proprio grazie al caso documentato di inclusione primaria di grafite all’interno di un minerale ed al fatto che nessuno ha mai offerto finora una spiegazione alternativa plausibile alla presenza di grafite di origine non biologica in uno zircone. Infatti, il carbonio all’interno dello zircone ha una forma caratteristica con uno specifico rapporto nel contenuto dei suoi due isotopi, 12 e 13, e questo indica la presenza di vita fotosintetica.

 

Da questa importante ricerca discendono anche due importanti conseguenze. Innanzitutto è necessario rivedere l’immagine della Terra primordiale avvolta in un’atmosfera infernale, asciutta e bollente e di cui non c’è nessuna evidenza sperimentale, quindi probabilmente la Terra era molto più simile ad oggi di quanto si pensasse. Inoltre, la vita fuori dal nostro pianeta potrebbe essere molto ricca. Sulla Terra, lo sviluppo di forme estremamente primitive di vita è stato assai veloce, ma presumibilmente sono stati necessari parecchi milioni di anni affinché la vita primordiale mutasse verso forme con capacità di fotosintesi.

 

 

Tecnologia uguale meno posti di lavoro

Scritto da Carlo Bellino

Martedì 1 settembre 2015

 

Che l'innovazione tecnologica abbia ricadute pesanti sul mondo del lavoro non sorprende più nessuno. Inoltre nel tempo si sono aggiunti altri fattori, come l'invecchiamento della popolazione mondiale, che di fatto ha portato all’esplosione delle professioni legate alla salute. E questo è solo l'inizio. Perché, secondo uno studio condotto dal Dipartimento di Ingegneria dell'Università di Oxford, nei prossimi 10-20 anni negli Stati Uniti sono a rischio robotizzazione ben il 47% dei posti di lavoro. Percentuale che in Europa sale addirittura al 50%, stando allo studio inglese dove hanno stimato con un processo Gaussiano di classificazione il “rischio computerizzazione” di 702 differenti tipi di lavoro, da quelli tradizionali a quelli digitali, da quelli manuali a quelli professionali.

 

Il risultato, non così scontato come si potrebbe pensare, mostra quali sono le attività al tramonto e quali invece in salute. Ad esempio quello di receptionist e addetto agli uffici informazioni è uno dei lavori più a “rischio automazione”, vista la presenza delle app per smartphone e dei “chioschi digitali”. Non esaltanti, inoltre, le prospettive per le commesse del settore retail, dove a livello globale stanno prendendo sempre più piede le casse automatiche a self service: la sola Wal-Mart nel 2012 ne ha installate circa 10 mila in centinaia di punti vendita. Riguardo alla categoria dei taxisti poi non c'è più solo la minaccia realistica di Uber, il servizio che permette di prenotare un'auto con conducente via smartphone, perché si parla già in chiave futura di Google Car, l'auto senza volante, acceleratore e freno che si guida senza autista. Il progresso a livello digitale potrebbe infine interessare anche il mondo dei consulenti finanziari, sempre più in difficoltà per via dei consulenti low cost “a distanza” delle piattaforme internet di financial advisor. Un problema al momento poco avvertito in Italia, ma già conosciuto nel mondo anglosassone.

 

Tra i lavori che si salvano rientra di sicuro la formazione via internet, presente ormai ovunque, ma prima di arrivare a rimpiazzare una maestra elementare ne passeranno di anni, perchè le qualità psicologiche e sentimentali necessarie per insegnare ai bambini non sono per niente facili da riprodurre. Altro mestiere ben saldo è quello del chirurgo, dove precisione, capacità analitica e reazione rapida in situazioni complesse non possono prescindere dalle capacità dell'uomo. Altra categoria “sicura” è quella degli avvocati, anche se, nonostante il robot avvocato sia lungi dal venire, le mansioni degli assistenti legali possono essere in parte replicate dalla tecnologia futura (la probabilità di essere sostituiti con macchine arriva infatti al 94%). Un occhio infine ai musicisti e ai cantanti. Di test ne sono stati fatti parecchi, vedi ad esempio la cantante giapponese Hatsune Miku che si è scoperta essere un “Vocaloid”, ossia un sintetizzatore cantante dotato di ologramma, tuttavia possiamo dire con ragionevole certezza che per ora il mondo della musica guidato dagli esseri umani non corre grossi pericoli.

 

 

La vita fino a 200 anni

Scritto da Carlo Bellino

Mercoledì 3 febbraio 2016

 

Secondo le previsioni del Global Watchage Index, nel 2050 oltre il 21% della popolazione mondiale, ossia 2 miliardi di persone, avrà un'età superiore a 60 anni, ora sono solo, si fa per dire, 900 milioni. Però, la possibilità di vivere più a lungo non ci renderà immuni da malattie, perché le patologie degenerative sono in costante aumento così come le differenze di aspettativa di vita tra i Paesi ricchi e poveri: nel 1990 era di 5,7 anni ora è salita a 7,3.

 

Proprio per farci vivere in buona salute e più a lungo diverse equipe di studiosi sono alla studio di un vaccino che ci consenta di raggiungere l'età di almeno duecento anni sulle nostre gambe. La ricerca si sta muovendo in molte direzioni: c'è chi analizza le staminali, chi cerca di riprodurre i nostri organi avvalendosi delle potenzialità della tecnologia come le stampanti 3D e chi, infine, sta studiando le capacità rigenerative del sangue umano immettendo plasma giovane sugli anziani, dopo averle sperimentate sui topi da laboratorio.

 

In altri casi, come l'Università di Liverpool, si sta portando avanti una ricerca alternativa sulle Balaena Mysticetus, ossia la balena artica. Questo enorme cetaceo può arrivare fino a 20 metri di lunghezza e pesare fino a 100 tonnellate. Inoltre è tra gli animali più longevi, può infatti vivere oltre i 200 anni e spesso riesce a raggiungere questo traguardo completamente in assenza di malattie. Qui, di fatto, si è alla ricerca di quei sistemi di resistenza all'invecchiamento e al cancro che si auspica di individuare sequenziandone il genoma.

 

Dall'altra parte dell'Atlantico, per l’esattezza ad Harvard, si cerca invece di trovare il kit di immortalità indagando su altre specie di animali, come le talpe senza pelo, che sono immuni al cancro, ed il vespertilio di Brandt, un pipistrello piccolissimo che pesa al massimo 30 grammi ma vive più di 40 anni.

 

L'obiettivo di tutti è comunque quello di scoprire il fatidico interruttore che a un certo punto della nostra vita decide di spegnere le cellule. Questo per assicurarci di arrivare a 70 anni conservandoci sani esattamente come a 50, senza però far la fatica di dover necessariamente sostituire il nostro DNA ed ecosistema con quello di balene, talpe e pipistrelli.

 

 

Bici senza raggi pieghevole

Scritto da Carlo Bellino

Mercoledì 27 maggio 2015

 

È di marchio italiano la prima bicicletta senza raggi che sta in uno zaino.

 

Costruita in alluminio, quando sarà disponibile sul mercato, probabilmente entro fine 2015, avrà un peso inferiore ai dieci chili. L’invenzione è di un ingegnere appena trentunenne che ha creato il primo campione di bicicletta che passa appunto dalle dimensioni di un qualsiasi ombrello a quelle di una comune bici da strada con ruote del diametro di 26 pollici.

 

L’invenzione è la riprova della passione tutta italiana per le due ruote: sia nell’ambito dei motori elettrici, con il motore collegato ai pedali o quelle alimentate dal motore della lavatrice, che in quello correlato alla sicurezza, dove sono stati realizzati l'allarme connesso allo smartphone, il cavo di ricarica che si converte in lucchetto e il lucchetto inserito nel telaio.

 

Il sistema è semplice e veloce e consente in pochi attimi di montare sulla bici o ripiegarla in uno zaino di dimensioni normali. Le ruote, grazie ad un particolare design coperto da brevetto, non richiedono nessun raggio e ciò contribuisce a ridurre ulteriormente le dimensioni, garantendo comunque un diametro di tutto rispetto che permette di raggiungere facilmente anche distanze considerevoli.

 

Anche se non è la prima, di sicuro è la più innovativa tra le bici trasportabili. La cronaca delle biciclette pieghevoli si perde fin dal 1878, quando l’inglese William Grout pensò ad un nuovo metodo di spostamento per renderle conciliabili col trasporto a mano. Da allora è passato oltre un secolo con numerosi ma lievi cambiamenti, nulla di veramente inedito: il ripiegamento era sempre piuttosto complicato e la guida disturbata dalle notevoli dimensioni del mezzo. Il binomio uso-trasporto è rimasto un problema irrisolto fino a poco tempo fa, quando un giovane ingegnere di Battipaglia trasferito per gli studi a Torino si è travestito dal grande Leonardo da Vinci. L'idea è scaturita guardando un bambino che giocava con un giocattolo di vecchia memoria composto da una semplice rotella spinta da un'asta. La ruota era senza raggi, proprio da lì la consapevolezza che per superare il vincolo tra portabilità e uso si dovesse per forza intervenire sul cerchione.

Ecco il pneumatico che non teme le forature

Scritto da Carlo Bellino

Lunedì 3 Luglio 2017

 

Si chiama Bridgestone DriveGuard il pneumatico che non teme le forature, un’evoluzione dei runflat che può essere montato su ogni cerchio e resiste a buchi e squarci anche sui lati. E’ stato sviluppato da Bridgestone grazie al contributo del centro di ricerca della multinazionale giapponese e all'impiego delle sempre più diffuse nanotecnologie.

 

E’ adatto a tutti i tipi di auto, senza eccezioni, non necessita di cerchi speciali ma solo della presenza del sistema di monitoraggio della pressione (TPMS), che come si sa è obbligatorio su tutti i veicoli immatricolati a partire dal 2014. Questo nuovo manufatto possiede un requisito che piacerà sicuramente a tutti gli automobilisti: consente cioè, su una distanza di circa 80 km ed alla velocità massima di 80 km/h, di continuare a guidare anche in caso di foratura per improvvisa perdita di pressione o danneggiamento del battistrada o della parte laterale del pneumatico.

 

Non più quindi cambi di gomma in corsa o ancor peggio sotto la pioggia ai margini di autostrade o strade altamente trafficate, con tutto il rischio che ciò comporta per la propria incolumità, soprattutto se ci si trova di notte in zone scarsamente illuminate. E questo grazie alla tecnologia Cooling Fin, sviluppata da Bridgestone per il suo nuovo prodotto, che si avvale dell'utilizzo di mini pinne fissate ai fianchi che dissipano l'aumento di temperatura che si registra in questa zona del pneumatico in direzione del cerchio. Così facendo, si salvaguarda la durata della gomma oltre naturalmente a migliorare la sicurezza e stabilità anche in caso di foratura. Altra caratteristica distintiva è la parte laterale del pneumatico rafforzata, che permette di reggere il peso del veicolo anche in caso di perdita di pressione dovuta a foratura o danneggiamento della gomma, anche se questo, come precisato, avviene sui fianchi o sul battistrada. Ma la sicurezza, oltre ai casi di foratura, è assicurata anche quando si guida sotto la pioggia. Infatti, DriveGuard è realizzato in una mescola ad alto contenuto di silice con tecnologia Nano Pro-Tech.

 

Inoltre il battistrada lamellato, presente in particolar modo in area centrale, consente di ripartire i vuoti proprio nella parte mediana del pneumatico, offrendo così una maggiore aderenza in curva anche in caso di asfalto bagnato. E’ grazie a queste performance che il DriveGaurd ha conseguito l'Etichetta Europea di classe A per le prestazioni sul bagnato e di classe C per la resistenza al rotolamento. Da non dimenticare infine il comfort, assicurato da una nuova struttura della corona che permette di assorbire nel modo migliore le asperità del terreno. Bridgestone DriveGuard sarà venduto in 19 misure per i pneumatici estivi e 11 per quelli invernali, partendo dai modelli 185/65 R15 fino ad arrivare ai 245/40 R18. Rispetto ad una copertura classica i prezzi dovrebbero essere superiori di circa il 20%.