Attualità

Robot giornalista

Scritto da Carlo Bellino

Martedì 8 Gennaio 2018

    

Che le macchine fossero capaci di fare lavori, anche di tipo intellettuale, fino a ieri appannaggio esclusivo degli esseri umani non sorprende più nessuno, ma anche il solo parlare di robot in grado di scrivere articoli di giornale poteva sembrare un’eresia. E invece, oggi, il software Wordsmith (paroliere dall’inglese) consente proprio di creare contenuti, scritti in inglese, partendo dal semplice inserimento di dati. Esiste anche una versione demo gratis, che dovrebbe essere disponibile a breve.

 

Da internet chiunque può scaricare un robot giornalista per farlo lavorare: siti di e-commerce, agenzie immobiliari o di stampa internazionali, come la Associated Press, che dal 2014 ha iniziato a farne un utilizzo considerevole con circa tremila articoli su aziende statunitensi ed eventi sportivi. Più in generale, ad oggi possiamo affermare che Wordsmith ha prodotto un numero impressionante di articoli per centinaia di clienti piccoli e grandi, come Samsung, il gigante delle assicurazione Allstate e la media company Comcast.

 

In pratica, la nuova piattaforma Wordsmith permette di caricare manualmente tutti i dati utili e scegliere un particolare stile di scrittura, creando poi automaticamente un testo scritto in un buon inglese. Vengono così generati verbali, report finanziari, descrizioni di prodotto e molti altri testi adatti, ad esempio, all’universo dell’e-commerce o degli annunci immobiliari. L’elaborato viene poi completato, in un secondo momento dall’uomo, per renderlo realmente esclusivo.

 

In un clima di scetticismo generale il robot giornalista è sbarcato nella redazione dell’Associated Press, la più grande agenzia di stampa americana. I risultati sono stati fin da subito incoraggianti, tanto è vero che chi ha l’implementato il software ha detto che alcuni articoli scritti da Wordsmith sono stati messi in rete addirittura senza nessun intervento umano, perché già di buona qualità, e grazie al robot giornalista la Ap, che in precedenza seguiva le trimestrali di circa 300 aziende, ora è in grado di occuparsene di ben 3mila. E’ sufficiente inserire i dati economici della trimestrale e il software, in un inglese breve e conciso, realizza il suo piccolo articolo d’agenzia. Delle ultime 3mila agenzie scritte da Wordsmith solo 120 hanno richiesto un intervento umano, lasciando in molti casi tempo libero sufficiente al reporter per curare un approfondimento che il robot non sarebbe stato in grado di scrivere.

 

La domanda che ora sorge spontanea è se Wordsmith un giorno non troppo lontano ruberà il posto ai giornalisti. La risposta al quesito almeno per ora è negativa. L’Associated Press ha infatti affermato che nessun posto di lavoro è stato messo in discussione per l’impiego del software, anche perché è molto veloce ma altrettanto stupido ed ha bisogno di un essere umano che inserisca i dati verificandone il risultato. A onor del vero Ap ha anche aggiunto che, dopo una serie di perfezionamenti, Wordsmith nei suoi corti ed essenziali articoli di agenzia crea meno refusi dei suoi colleghi umani.

 

Al momento Wordsmith non può competere con l’uomo perché non è in grado di pensare fuori dagli standard. Di fatto rappresenta solo uno strumento di lavoro per automatizzare il processo di scrittura nell’ambito della diffusione pura e semplice di dati. Svolge cioè un lavoro di bassa manovalanza consentendo ai giornalisti di dedicare più tempo a quello che sanno fare meglio: pensiero critico, capacità di risolvere problemi articolati, inventiva, capacità nel comunicare in modo empatico, insomma tutti aspetti distintivi dell’uomo nell’era digitale delle macchine. E finché l’uomo possederà queste qualità nessun robot sarà in grado di tenergli testa.

Tecnologia uguale meno posti di lavoro

Scritto da Carlo Bellino

Martedì 1 settembre 2015

 

Che l'innovazione tecnologica abbia ricadute pesanti sul mondo del lavoro non sorprende più nessuno. Inoltre nel tempo si sono aggiunti altri fattori, come l'invecchiamento della popolazione mondiale, che di fatto ha portato all’esplosione delle professioni legate alla salute. E questo è solo l'inizio. Perché, secondo uno studio condotto dal Dipartimento di Ingegneria dell'Università di Oxford, nei prossimi 10-20 anni negli Stati Uniti sono a rischio robotizzazione ben il 47% dei posti di lavoro. Percentuale che in Europa sale addirittura al 50%, stando allo studio inglese dove hanno stimato con un processo Gaussiano di classificazione il “rischio computerizzazione” di 702 differenti tipi di lavoro, da quelli tradizionali a quelli digitali, da quelli manuali a quelli professionali.

 

Il risultato, non così scontato come si potrebbe pensare, mostra quali sono le attività al tramonto e quali invece in salute. Ad esempio quello di receptionist e addetto agli uffici informazioni è uno dei lavori più a “rischio automazione”, vista la presenza delle app per smartphone e dei “chioschi digitali”. Non esaltanti, inoltre, le prospettive per le commesse del settore retail, dove a livello globale stanno prendendo sempre più piede le casse automatiche a self service: la sola Wal-Mart nel 2012 ne ha installate circa 10 mila in centinaia di punti vendita. Riguardo alla categoria dei taxisti poi non c'è più solo la minaccia realistica di Uber, il servizio che permette di prenotare un'auto con conducente via smartphone, perché si parla già in chiave futura di Google Car, l'auto senza volante, acceleratore e freno che si guida senza autista. Il progresso a livello digitale potrebbe infine interessare anche il mondo dei consulenti finanziari, sempre più in difficoltà per via dei consulenti low cost “a distanza” delle piattaforme internet di financial advisor. Un problema al momento poco avvertito in Italia, ma già conosciuto nel mondo anglosassone.

 

Tra i lavori che si salvano rientra di sicuro la formazione via internet, presente ormai ovunque, ma prima di arrivare a rimpiazzare una maestra elementare ne passeranno di anni, perchè le qualità psicologiche e sentimentali necessarie per insegnare ai bambini non sono per niente facili da riprodurre. Altro mestiere ben saldo è quello del chirurgo, dove precisione, capacità analitica e reazione rapida in situazioni complesse non possono prescindere dalle capacità dell'uomo. Altra categoria “sicura” è quella degli avvocati, anche se, nonostante il robot avvocato sia lungi dal venire, le mansioni degli assistenti legali possono essere in parte replicate dalla tecnologia futura (la probabilità di essere sostituiti con macchine arriva infatti al 94%). Un occhio infine ai musicisti e ai cantanti. Di test ne sono stati fatti parecchi, vedi ad esempio la cantante giapponese Hatsune Miku che si è scoperta essere un “Vocaloid”, ossia un sintetizzatore cantante dotato di ologramma, tuttavia possiamo dire con ragionevole certezza che per ora il mondo della musica guidato dagli esseri umani non corre grossi pericoli.

 

 

La vita fino a 200 anni

Scritto da Carlo Bellino

Mercoledì 3 febbraio 2016

 

Secondo le previsioni del Global Watchage Index, nel 2050 oltre il 21% della popolazione mondiale, ossia 2 miliardi di persone, avrà un'età superiore a 60 anni, ora sono solo, si fa per dire, 900 milioni. Però, la possibilità di vivere più a lungo non ci renderà immuni da malattie, perché le patologie degenerative sono in costante aumento così come le differenze di aspettativa di vita tra i Paesi ricchi e poveri: nel 1990 era di 5,7 anni ora è salita a 7,3.

 

Proprio per farci vivere in buona salute e più a lungo diverse equipe di studiosi sono alla studio di un vaccino che ci consenta di raggiungere l'età di almeno duecento anni sulle nostre gambe. La ricerca si sta muovendo in molte direzioni: c'è chi analizza le staminali, chi cerca di riprodurre i nostri organi avvalendosi delle potenzialità della tecnologia come le stampanti 3D e chi, infine, sta studiando le capacità rigenerative del sangue umano immettendo plasma giovane sugli anziani, dopo averle sperimentate sui topi da laboratorio.

 

In altri casi, come l'Università di Liverpool, si sta portando avanti una ricerca alternativa sulle Balaena Mysticetus, ossia la balena artica. Questo enorme cetaceo può arrivare fino a 20 metri di lunghezza e pesare fino a 100 tonnellate. Inoltre è tra gli animali più longevi, può infatti vivere oltre i 200 anni e spesso riesce a raggiungere questo traguardo completamente in assenza di malattie. Qui, di fatto, si è alla ricerca di quei sistemi di resistenza all'invecchiamento e al cancro che si auspica di individuare sequenziandone il genoma.

 

Dall'altra parte dell'Atlantico, per l’esattezza ad Harvard, si cerca invece di trovare il kit di immortalità indagando su altre specie di animali, come le talpe senza pelo, che sono immuni al cancro, ed il vespertilio di Brandt, un pipistrello piccolissimo che pesa al massimo 30 grammi ma vive più di 40 anni.

 

L'obiettivo di tutti è comunque quello di scoprire il fatidico interruttore che a un certo punto della nostra vita decide di spegnere le cellule. Questo per assicurarci di arrivare a 70 anni conservandoci sani esattamente come a 50, senza però far la fatica di dover necessariamente sostituire il nostro DNA ed ecosistema con quello di balene, talpe e pipistrelli.

 

 

Bici senza raggi pieghevole

Scritto da Carlo Bellino

Mercoledì 27 maggio 2015

 

È di marchio italiano la prima bicicletta senza raggi che sta in uno zaino.

 

Costruita in alluminio, quando sarà disponibile sul mercato, probabilmente entro fine 2015, avrà un peso inferiore ai dieci chili. L’invenzione è di un ingegnere appena trentunenne che ha creato il primo campione di bicicletta che passa appunto dalle dimensioni di un qualsiasi ombrello a quelle di una comune bici da strada con ruote del diametro di 26 pollici.

 

L’invenzione è la riprova della passione tutta italiana per le due ruote: sia nell’ambito dei motori elettrici, con il motore collegato ai pedali o quelle alimentate dal motore della lavatrice, che in quello correlato alla sicurezza, dove sono stati realizzati l'allarme connesso allo smartphone, il cavo di ricarica che si converte in lucchetto e il lucchetto inserito nel telaio.

 

Il sistema è semplice e veloce e consente in pochi attimi di montare sulla bici o ripiegarla in uno zaino di dimensioni normali. Le ruote, grazie ad un particolare design coperto da brevetto, non richiedono nessun raggio e ciò contribuisce a ridurre ulteriormente le dimensioni, garantendo comunque un diametro di tutto rispetto che permette di raggiungere facilmente anche distanze considerevoli.

 

Anche se non è la prima, di sicuro è la più innovativa tra le bici trasportabili. La cronaca delle biciclette pieghevoli si perde fin dal 1878, quando l’inglese William Grout pensò ad un nuovo metodo di spostamento per renderle conciliabili col trasporto a mano. Da allora è passato oltre un secolo con numerosi ma lievi cambiamenti, nulla di veramente inedito: il ripiegamento era sempre piuttosto complicato e la guida disturbata dalle notevoli dimensioni del mezzo. Il binomio uso-trasporto è rimasto un problema irrisolto fino a poco tempo fa, quando un giovane ingegnere di Battipaglia trasferito per gli studi a Torino si è travestito dal grande Leonardo da Vinci. L'idea è scaturita guardando un bambino che giocava con un giocattolo di vecchia memoria composto da una semplice rotella spinta da un'asta. La ruota era senza raggi, proprio da lì la consapevolezza che per superare il vincolo tra portabilità e uso si dovesse per forza intervenire sul cerchione.

Ecco il pneumatico che non teme le forature

Scritto da Carlo Bellino

Lunedì 3 Luglio 2017

 

Si chiama Bridgestone DriveGuard il pneumatico che non teme le forature, un’evoluzione dei runflat che può essere montato su ogni cerchio e resiste a buchi e squarci anche sui lati. E’ stato sviluppato da Bridgestone grazie al contributo del centro di ricerca della multinazionale giapponese e all'impiego delle sempre più diffuse nanotecnologie.

 

E’ adatto a tutti i tipi di auto, senza eccezioni, non necessita di cerchi speciali ma solo della presenza del sistema di monitoraggio della pressione (TPMS), che come si sa è obbligatorio su tutti i veicoli immatricolati a partire dal 2014. Questo nuovo manufatto possiede un requisito che piacerà sicuramente a tutti gli automobilisti: consente cioè, su una distanza di circa 80 km ed alla velocità massima di 80 km/h, di continuare a guidare anche in caso di foratura per improvvisa perdita di pressione o danneggiamento del battistrada o della parte laterale del pneumatico.

 

Non più quindi cambi di gomma in corsa o ancor peggio sotto la pioggia ai margini di autostrade o strade altamente trafficate, con tutto il rischio che ciò comporta per la propria incolumità, soprattutto se ci si trova di notte in zone scarsamente illuminate. E questo grazie alla tecnologia Cooling Fin, sviluppata da Bridgestone per il suo nuovo prodotto, che si avvale dell'utilizzo di mini pinne fissate ai fianchi che dissipano l'aumento di temperatura che si registra in questa zona del pneumatico in direzione del cerchio. Così facendo, si salvaguarda la durata della gomma oltre naturalmente a migliorare la sicurezza e stabilità anche in caso di foratura. Altra caratteristica distintiva è la parte laterale del pneumatico rafforzata, che permette di reggere il peso del veicolo anche in caso di perdita di pressione dovuta a foratura o danneggiamento della gomma, anche se questo, come precisato, avviene sui fianchi o sul battistrada. Ma la sicurezza, oltre ai casi di foratura, è assicurata anche quando si guida sotto la pioggia. Infatti, DriveGuard è realizzato in una mescola ad alto contenuto di silice con tecnologia Nano Pro-Tech.

 

Inoltre il battistrada lamellato, presente in particolar modo in area centrale, consente di ripartire i vuoti proprio nella parte mediana del pneumatico, offrendo così una maggiore aderenza in curva anche in caso di asfalto bagnato. E’ grazie a queste performance che il DriveGaurd ha conseguito l'Etichetta Europea di classe A per le prestazioni sul bagnato e di classe C per la resistenza al rotolamento. Da non dimenticare infine il comfort, assicurato da una nuova struttura della corona che permette di assorbire nel modo migliore le asperità del terreno. Bridgestone DriveGuard sarà venduto in 19 misure per i pneumatici estivi e 11 per quelli invernali, partendo dai modelli 185/65 R15 fino ad arrivare ai 245/40 R18. Rispetto ad una copertura classica i prezzi dovrebbero essere superiori di circa il 20%.